Mentre i giocatori attendono con impazienza una nuova versione di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, Nintendo Life ha invitato i lettori a ripensare al gioco del 1998 e ai ricordi che ancora associano a esso. Le loro storie spaziano dalle paure dell’infanzia alle vittorie conquistate con fatica, fino alle amicizie nate attorno all’avventura per N64.
Per Broosh, essersi perso nei Boschi Perduti portò a un’amicizia duratura. Un compagno di classe lo sentì parlare del gioco sull’autobus, gli diede qualche consiglio e in seguito gli prestò una guida strategica. Broosh racconta che quell’esperienza contribuì a rendere Ocarina of Time non solo il suo Zelda preferito, ma anche uno dei suoi giochi preferiti in assoluto.
Tom Charnock ha ricordato di aver giocato dopo le lezioni all’università per circa tre settimane, lasciando che il gioco occupasse i suoi pomeriggi e le sue serate. Completare la missione principale gli lasciò una sensazione di vuoto, come l’ha descritta, e si chiese che cosa avrebbe potuto colmare il vuoto lasciato dall’avventura.
Altri lettori hanno ricordato momenti specifici che hanno segnato la loro esperienza. Arkay ha raccontato che, durante il suo primo scontro con Dark Link, si chiese se Link potesse essere malvagio, mentre dopo aver sconfitto Ganon chiamò il suo migliore amico per dargli la notizia. Mattock1987 ricorda di essersi sentito particolarmente abile mentre combatteva contro due Stalfos nel Tempio dell’Ombra, all’età di 10 anni.
Alcuni ricordi furono meno trionfali. Brandon Silva cancellò per sbaglio il file di salvataggio di suo padre dopo aver acceso l’N64 a tarda notte e aver esplorato la schermata del titolo. Suo padre lo mise in punizione per un mese. Jake, invece, guardò per la prima volta un vicino più grande giocare e trovò spaventoso il dungeon del pozzo; anche dopo aver ricevuto una copia tutta sua, il Tempio dell’Ombra continuò a intimidirlo. Racconta che le diverse atmosfere del gioco gli sono rimaste impresse.
Fonti: Nintendo Life.